Le origini della birra belga

La tradizione brassicola come patrimonio mondiale dell'UNESCO.

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| Photo: @Duvel.beer

In un Paese di undici milioni di abitanti, poco più grande della Sicilia, sono attivi oltre duecentocinquanta birrifici. Per questo il Belgio è considerato da molti il Paradiso della Birra: un’offerta di stili, colori, profumi e tonalità gustative probabilmente senza pari nell’intero pianeta.

Un patrimonio culturale e storico così importante e unico al mondo da essere stato riconosciuto nel 2016 come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.

Sebbene questa regione contribuisca solo per l’1% alla produzione mondiale di birra, produce 10 volte di più pro capite rispetto alla media globale. Inoltre, con circa 2 miliardi di litri di birra prodotta all’anno, non si può considerare nemmeno tra i più grandi produttori europei, ma vince sicuramente sulla diversità e versatilità delle tipologie proposte.

Una ricchezza di stili e gusti, amati e apprezzati in tutto il mondo, tanto che due terzi della produzione sono destinati all’export.

Nelle Fiandre, la cultura birraia è una tradizione secolare, la cui storia può essere fatta risalire ai monaci e alle suore del Medioevo, che furono tra i primi mastri birrai.

Al tempo, l’acqua non era potabile e bevendola si correva il rischio di contrarre malattie. Così, molte persone, inclusi i monaci e i bambini, bevevano una birra da tavola leggera. Malgrado ciò fosse sconosciuto all’epoca, il processo di fabbricazione della birra eliminava gran parte dei germi.

Una volta prodotta la birra, per conferirle più sapore i monaci aggiungevano una miscela di erbe chiamata gruut o gruit, che fungeva da efficace conservante.

Attraverso un minuzioso studio di documenti storici si può identificare come periodo “ufficiale” per la nascita dell’industria brassicola belga il XIV secolo con la fondazione delle prime gilde (associazioni di mutua assistenza) di fabbricatori di birra.

Con il passare dei secoli, la produzione del nettare ambrato si diffonde soprattutto nelle abbazie dei monaci che, sperimentandone produzioni e sapori, danno vita alla celeberrima birra trappista.

| Photo: @chimay

La crescita esponenziale di birrifici in tutta la nazione porta nel 1851 alla pubblicazione del “Trattato completo della fabbricazione delle birre e della distillazione dei grani” e, nel 1869, all’istituzione dell’Associazione generale dei fabbricanti di birra del Belgio.

La diffusione della birra belga va a consolidarsi negli anni ’90 quando il numero dei birrifici supera le 3.200 unità, subendo però una considerevole riduzione tra le due guerre mondiali.

Negli Anni Cinquanta del ‘900 le potenzialità offerte dalla birra trappista vengono intuite dai laici che, in seguito ad un accordo con i monaci, iniziano a produrne alcune varietà con il nome di “birre d’abbazia”.

A poco a poco, le varie associazioni di fabbricanti si aggregano e nel 1979 creano la “Confederazione dei fabbricanti di birra del Belgio” che nel 2011 diventerà “I fabbricanti di birra belgi”.

Oggi sebbene il numero dei birrifici si sia attestato a poche centinaia di realtà, si possono contare più di 1.000 tipologie differenti. Un numero così ampio che per semplificare ridurremo a tre macrocategorie: le Ale (birre ad alta fermentazione), le Lager (a bassa fermentazione) e le Lambic (birre a fermentazione spontanea).

| Photo:@AffligemBeer

Impossibile non citare le Blanche quando si parla di birre belghe. Nonostante quello che molti credono, la birra bianca ha origini antiche, vecchie di quasi quattrocento anni e, dopo un periodo in cui è sparita dal mercato, è ritornata nel secondo dopoguerra.

Si tratta infatti di birre a base di frumento, infatti viene utilizzato non solo il malto d’orzo ma anche il grano tenero (frumento). Sono poco alcoliche e rinfrescanti. Solitamente il gusto è particolarmente speziato, perché queste birre sono arricchite (a volte sono arricchite di spezie come il coriandolo, ma la speziatura è data dal tipo di lievito utilizzato) con coriandolo, buccia di agrumi o cumino.

Le birre d’abbazia, a differenza di quanto il nome possa suggerire, non sono prodotte da monaci ma vengono lavorate in ex abbazie abbandonate e riconvertite in birrifici.

Le birre trappiste hanno un’antica tradizione e venivano prodotte sotto la supervisione di monaci trappisti che, per sostenersi, producevano appunto questa deliziosa bevanda per poi commercializzarla. Si tratta di una birra molto particolare, poiché non è né filtrata né pastorizzata e può continuare a maturare anche in bottiglia. In Belgio ci sono 6 monasteri trappisti dei 170 ancora in funzione in tutto il mondo.