Dai vini “marmellata” agli Orange Wine

I consumatori sono sensibili alle tendenze del momento.

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Le mode del vino sono in continua evoluzione, dall’opulenza dei vini barricati degli anni ’90 all’orange wine, ma il mondo del vino non sembra essere così attrezzato per rispondere alle tendenze del momento.

Alcune sono passeggere e durano meno di un tormentone estivo, mentre altre si trasformano in ondate più stabili, durature e difficili da scalzare.

Tornando indietro nel tempo, in molti ricorderanno lo stile dei vini rossi degli anni Novanta contraddistinto da bevute corpose e opulente, dovuto da un utilizzo eccessivo delle barrique, ma anche i bianchi non scherzavano; infatti, non per niente venivano chiamati ironicamente vini “mangia e bevi” e “bianchi del falegname”.

Attualmente, invece, lo stile dei consumatori è orientato su vini più sottili ed eleganti, a volte persino troppo esili e con qualche deriva sulle acidità decisamente fuori controllo.

Anche quella dei vini cosiddetti “naturali” più che una novità si sta rivelando un’onda lunga e duratura ed è figlia di un movimento nato in Francia molto prima che in Italia, sebbene la definizione stessa di “vino naturale” possa essere fuorviante per il consumatore, perché è facile intuire che l’evoluzione naturale dell’uva fermentata è l’aceto.

Per questo quando si parla di vino, bisogna necessariamente includere tecnologia e conoscenze agronomiche.

Il vino naturale spesso non è nemmeno certificato come biologico; pertanto, sul fatto che l’uva non sia stata trattata con prodotti chimici di sintesi o sulla quantità di solforosa che contiene, dobbiamo fidarci di quello che dice il produttore, perché il vino è forse l’unico alimento in Italia senza obbligo di indicazione degli ingredienti in etichetta.

Altro aspetto molto caro al mercato è il concetto di sostenibilità, accanto alla richiesta di vini a bassa gradazione alcolica a, pur essendo in netto contrasto con i vini artigianali. Infatti, la gradazione del vino non si abbassa aggiungendo acqua, ma attraverso modalità enologiche “invasive”.

Il vino senza alcol, dunque, è quanto di più distante ci sia dalle pratiche agricole, ma nei prossimi anni, diventerà il vero protagonista nel panorama del beverage.

Non è facile, però, per un pubblico mediamente istruito in materia di vino, distinguere i prodotti realmente sostenibili, da etichette “fuorvianti”; infatti, la sola certificazione biologica non basta, trattandosi di una normativa europea a maglie piuttosto larghe che, a questo punto, andrebbe rivista e modificata.

Infine, altra moda che sta conquistando sempre più palato sono i super macerati.

Si tratta di vini bianchi caratterizzati da una media/lunga sosta con le bucce, particolarità che crea un colore “aranciato” e un corredo aromatico ampio e variegato, anche se di contro si perde molto sia in termini di caratteristiche varietali (i nasi sono sempre molto simili) che di terroir.

Insomma, al di là di mode e opinioni che col tempo passano e si modificano, bere un buon vino deve essere un piacere e visti i tempi che corrono forse la cosa più importante è condividerlo con le persone a noi care.